Parte terza.

quattrodicesimo-quindicesimo secolo: il tramonto del Medioevo.


Nove.

La crisi del Trecento e i suoi effetti.


43. La crisi agricola europea.

   Da: R. Romano-A. Tenenti, Alle origini del mondo moderno (1350-
1550), Feltrinelli, Milano, 1967

 La vastit della destrutturazione agricola, che coinvolse tutte
le pi importanti nazioni europee (qui Ruggiero Romano e Alberto
Tenenti parlano specificatamente dell'Inghilterra, della Francia e
della Germania), provoc l'abbandono delle campagne, l'avanzamento
del bosco e la trasformazione dei rapporti di produzione: i grandi
feudatari cominciarono ad abbandonare la gestione diretta delle
propriet.


   Accanto ai fenomeni riguardanti la ridotta produttivit
economica, la diminuzione del bestiame, l'insufficienza
dell'attrezzatura agricola, si manifestano impressionanti
movimenti di spopolamento agricolo, che danno luogo a quelli che
oggi abbiamo convenuto di chiamare i villaggi abbandonati. Una
comunit abbarbicata intorno al castello di Grenstein (Norfolk), e
della cui vitalit si hanno testimonianze nel 1250-66, scompare
completamente in seguito. Un altro esempio: Cublington (contea di
Buckingham) nel 1283 ha una quarantina di famiglie, i cui
componenti sono occupati su circa 160 ettari; nel 1304 la
superficie coltivabile s' ridotta a 120 ettari, ed a soli 64 nel
1346, mentre un documento del 1341 ci parla di 13 case abbandonate
e presenta un quadro di desolante miseria: nessun capofamiglia
risulta tassabile. [...] E non si sono riportati che due esempi,
l dove si pu calcolare che circa 450 grossi villaggi e un numero
ancora maggiore di piccole agglomerazioni (circa un quinto
dell'abitato rurale inglese) sono scomparsi: fenomeno dalle
conseguenze tanto pi gravi, in quanto esso si concentra
soprattutto nelle regioni dell'est, che per tradizione sono forti
produttrici di grano, in parte destinato all'esportazione. E'
inoltre da aggiungere la formazione di vaste enclosures
[recinzioni], le quali traducono - oltre che raggruppamenti di
propriet sparse o divise - l'enorme diffusione delle pecore. Le
pecore mangiano gli uomini, dir pi tardi Tommaso Moro.
Esagerazione, certo; ma anche valida testimonianza di un processo
di trasformazione.
   Da queste fughe dalla terra, da questi abbandoni di villaggi
agricoli risulta, congiuntamente alle perdite derivanti dalle
epidemie, una riduzione della mano d'opera, con conseguente
imbarazzo del signore, il quale vede dinanzi a s due sole strade:
   a) concedere in fitto, a prezzi progressivamente pi bassi, le
sue terre a quei contadini che vorranno prenderle;
   b) procedere ad una gestione diretta delle propriet,
accettando le richieste di salario progressivamente pi alte dei
lavoratori.
   Ambedue le soluzioni non potevano, in ogni modo, che aggiungere
elementi al disgregamento del potere signorile gi in atto.
   Questa, quale  stata qui rapidamente esposta, la situazione
inglese. Sul continente le fa riscontro, in primo luogo, il caso
francese. Nelle campagne di quel paese  l'on n'entendait plus
chanter coq ni poule  [non si sentiva pi cantare gallo n
gallina]. Anche qui, gli abbandoni di villaggi sono
frequentissimi: in Provenza intere agglomerazioni rurali
scompaiono. E' il caso - tra altri - di Dromon, che ha 87 fuochi
[focolari, unit familiari] nel 1297, 60 nel 1308-1309, 41 nel
1371,  deserta nel 1471. Questo processo si mostrer in luce pi
completa, se si terr presente che, degli 87 fuochi del 1297, solo
15 sono mendicanti, contro 17, su di un totale di 41 fuochi, nel
1371. E' questa una testimonianza alla quale non  difficile
affiancarne altre: per la Brie, per esempio, o nella regione di
Senlis, dove la densit della popolazione cade da 15 fuochi per
chilometro quadrato, nel 1328, a 3-4 a met del secolo seguente.
Malgrado tutta l'elasticit dell'espressione fuoco, che varia da 4-
5 componenti ad un numero pi grande,  innegabile che ci si trova
di fronte non solo a una riduzione di popolazione, ma ad un vero
svuotamento demografico.
   Il primo riflesso dinanzi a questi fenomeni  che il ruolo
determinante per questi abbandoni di villaggi in Francia dovette
svolgerlo la guerra dei Cent'Anni. Non v' dubbio che la guerra,
con tutto il suo immenso corteo di miserie, dovette avere un gran
peso; ma va notato che l'inizio del movimento  precedente alle
ostilit. La teoria della guerra, per spiegare la crisi
dell'agricoltura, appare nettamente insostenibile. N vale far
ricorso alle scorrerie di bande armate: queste sono effetto, e poi
elemento aggravante, non causa della crisi.
   Accanto allo spopolamento delle campagne,  da prendere in
considerazione il restringersi dell'occupazione del suolo: nelle
Prealpi, nel Snonais, nel Prigord, la foresta invade campi e
vigne:  questo uno dei tratti essenziali della storia agricola
francese di tale periodo. Anche in Francia il fitto delle terre
segue un movimento progressivamente calante: le terre arabili di
propriet dell'Abbazia di Saint-Germain-des-Prs a Meudon passano
da 84 danarii per arpento (0,42 ha) nel 1360-1400 a 56 nel 1442-
1461; nello stesso periodo, le terre a vigna passano da 76 a 50
danarii. Anche nel caso francese assistiamo a un forte aumento dei
salari agricoli: un vignaiolo a Marsiglia vede il suo salario
giornaliero accrescersi da 10-15 deniers [danari] nel 1306 a 15-
18 nel 1331-36, a 48-60 nel 1349-1363, a 60-72 nel 1409-1434. E'
questa - o simile - intensit del movimento ascensionale dei
salari agricoli, che sconsiglia la strada della gestione diretta
della propriet anche a coloro che avevano voluto tentare questa
via:  il caso del Capitolo della chiesa di San Severino a
Bordeaux che nel 1423, dopo aver provato a sfruttare in gestione
diretta i suoi beni fondiari, [preferisce cederli] contro
pagamento d'un censo in danaro. [...].
   Anche nel caso francese,  la propriet feudale che di tutto il
dilaniamento dell'agricoltura si trova a soffrire in modo assai
acuto. E, pi ancora che in Inghilterra, le possibilit di far
fronte alla crisi sono estremamente limitate.
   Il quadro tedesco non  molto differente da quello finora
tracciato per l'Inghilterra e la Francia: nella Germania centrale,
tra il 40 e il 68% dei villaggi vengono abbandonati; nella parte
nord-occidentale il fenomeno , per contro, molto limitato; in una
situazione intermedia si ritrova la Germania meridionale:
nell'assieme, sono molte migliaia di centri rurali che si
ritrovano spopolati. [...] E anche qui, come negli altri paesi
d'Europa, non si tratta d'abbandono di villaggi da parte degli
abitanti per andare a concentrarsi in altri agglomerati (anche se
se ne possono citare dei casi): [...] non vi fu, in sostanza,
raggruppamento, ma svuotamento vero e proprio degli insediamenti.
Anche la Germania appare all'insegna degli alti salari e anche qui
i proprietari finiscono con l'abbandonare la conduzione in proprio
delle loro terre. Come gi abbiamo visto a proposito dei beni del
Capitolo della chiesa di San Severino a Bordeaux, in Francia,
anche in Germania le propriet del convento di Escher, gestite in
proprio dai conversi del monastero, sono cedute [...] a due
mezzadri, essendo -  com' esplicitamente indicato - il metodo
(della conduzione in proprio) assai svantaggioso.
   Parallelamente alla decomposizione dei centri abitati, si
assiste a una forte riduzione della produzione cerealicola e a un
estendersi dei boschi: l'esame del polline delle torbiere di Roten
Moor mostra nettamente un espandersi delle piante di alto fusto a
tutto detrimento della cerealicoltura. Questi processi di
rimboschimento della Germania hanno dovuto svilupparsi, con ogni
probabilit, seguendo il cammino classico: betulle e altre piante
a rapido sviluppo sono le prime a conquistare il suolo; le altre,
pi lente ma pi conquistatrici, fanno seguito, a pi o meno lunga
scadenza.
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